2021 – September – Spazio Espanso – Rome

poster_ChaosKosmos IT_03.09  2a - taglio prismatico 2 - 2018 cm 60x60 tecnica mista  M. Angelini, the liquid nature of life, 2018, cm 60x60, tecnica mista su tela

“Perciò nulla verrà mai realmente espresso, reso nel suo divenire anonimo, nessuno potrà mai riprodurre la facezia di un momento che si palesa; come è che nasce dal caos, non possiamo certo entrarvi in contatto; ci limitiamo a scrutare, e presto, da lì dal nostro sguardo, emerge ordine… e forma…”

W. Gombrowicz, Cosmos

Chaos/Kosmos è una mostra di opere di quattro artisti italiani che hanno già realizzato diverse mostre insieme: Marco Angelini, EPVS (Elena Panarella Vimercati Sanseverino), Andrea Pinchi e Federica Zianni, con un brano musicale di Sebastian Vimercati sullo sfondo.

Nella mitologia antica, Chaos e Cosmos estrinsecano la storia dell’inizio del mondo, in cui gli elementi si combattono, i corpi si trasformano, una forma si traveste in un’altra e tutto si mescola. Solo l’avvento degli dei acconsente alla formazione del mondo per come lo conosciamo: assegnando a oggetti informi forme specifiche, infilando globo, campi, foreste, e fiumi entro cornici geometriche. Il mondo prende forma e l’uomo inizia a realizzare in esso sue proprie regole, ordine e armonia – emerge un cosmo.

Nelle opere qui presentate e in mostra, dunque, forme geometriche si intrecciano a forme fluide. Scopriamo opere che riflettono due concetti contraddittori: l’idea di chaos e disordine, e il cosmos, o armonia. Alcuni tra gli artisti creano una sorta di microcosmo in opere individuali – mondi organizzati in miniatura, altri mostrano l’opera in movimento, mentre viene creata, andando oltre la linea che ne delinea il contorno.

Nei dipinti di Marco Angelini, le forme che si diffondono liberamente sulla tela creano composizioni pittoriche specifiche. Le forme geometriche dai colori intensi introducono contrasto e si fondono con elementi fluidi e ibridi che creano l’impressione di movimento. Nella serie Fluid Memory, Angelini allude alla fluidità dei ricordi e al loro effimero attraverso figure altrettanto fluide nelle sue opere. L’artista fa sì che la propria arte si sottragga a un progetto o a un contorno definiti. Andrea Pinchi, invece, realizza quadri dominati da arrangiamenti geometrici e colori tenui. In Ideomatique N.6 (Mentre galoppo nel deserto dei Berberi), l’artista presenta una visione del cervello. Sottili linee di spago collegano singole parole, immagini, idee, creando un sistema di pensieri, ricordi e parole. Pinchi, come il protagonista del Cosmos di Gombrowicz, cerca di mettere ordine in questa raccolta caotica di oggetti ed eventi random che compongono il mondo, utilizzando nelle sue opere scampoli di materiali che l’artista associa a una particolare parola o pensiero. In molte sue opere Angelini assegna nuovi significati a oggetti apparentemente inutili che acquistano nuova vita sulla tela. Nella serie Solar Panels l’artista ha utilizzato pannelli fotovoltaici usati che non danno più luce, cosicché nelle opere di Angelini la loro superficie screpolata e ruvida tremola e luccica, insieme alla composizione dei dipinti e dei colori utilizzati che concerne il fenomeno della dispersione della luce.

Federica Zianni reinterpreta elementi culturali e antichi miti, dando loro una prospettiva nuova, appena colta. Nella scultura Knock The Door Down, Zianni implica la natura perversa dell’uomo, che può usare lo stesso meccanismo per costruire e riparare qualcosa, ma a sua volta anche per distruggere. L’artista permette alle sculture di assumere forme libere che danno l’impressione di movimento e si modellano per così dire dinanzi gli occhi dello spettatore. La scultura I’m looking for the Manè un tributo al mito di Diogene di Sinope che secondo la leggenda passeggiava per la città durante il giorno con la luce accesa, affermando di star “cercando un uomo”. L’uomo nelle sculture di Zianni non è del tutto compiuto, e la sua figura accennata che è meramente un contorno sta ad indicarne fragilità e incertezza.

Nell’ambito della mostra Chaos/Kosmos, EPVS (Elena Panarella Vimercati Sanseverino) presenta un’opera realizzata appositamente per l’occasione, intitolata Saves, che è una sorta di omaggio alle precedenti versioni dell’installazione The Pool. La piscina è un luogo che associamo principalmente all’estate spensierata, ai pomeriggi soleggiati. Realizzata da EPVS, la piscina è un contenitore geometrico di emozioni e storie. In una delle prime versioni di The Pool, l’acqua agitata alludeva alla caotica politica migratoria italiana e al destino dei migranti trattenuti sulla costa siciliana. The Pool di EPVS mostra l’invisibile. L’installazione esposta nella Galleria Elektor è accompagnata da un brano musicale di Sebastian Vimercati, che fa riferimento al parallelo tra lo spazio chiuso di The Pool e le difficoltà incontrate dall’umanità in questo momento. Il leitmotiv dell’opera riflette sofferenza e un grido di aiuto che rimane inascoltato.

In Cosmos di Gombrowicz, il mondo sembra essere un puzzle senza risoluzione. Fallisce lo sforzo del protagonista di dare un senso a eventi, oggetti, gesti e parole, la ricerca di significati e connessioni nascosti; il mondo nella sua natura caotica risulta incomprensibile, e tutti i tentativi di domarne la natura illogica ne pilotano la partecipazione a tale spettacolo caotico. Una sensazione di caos e impotenza ci ha accompagnato per oltre un anno.La pandemia che abbiamo sperimentato da quel momento ha reso il mondo, che fino ad allora sembrava un luogo, anche se non del tutto, pur sempre armonioso e organizzato, improvvisamente frammentato, con parti di puzzle di ciascuno che non si combinano più insieme.Gli artisti spiegano il mondo alla loro maniera, cercando di rintracciare significati in oggetti parziali e di svelare costrutti socio-culturali, oltreché attraverso il filtro di esperienze personali e sensibilità li trasformano in arte.

Testo critico di Paulina Grubiak

Traduzione dall’inglese di Romina Fucà