2021 – September – SUarteGALLERY – Rome

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Via del Pozzetto, 118 – Roma

www.suarte.it

 

L’arte come astrazione del reale, in un momento in cui ciò che è reale preoccupa e disorienta. Questo è il messaggio della mostra “La simmetria dei fluidi”, che vede riuniti nello Spazio SUarteGALLERY del Teatro Sala Umberto, in pieno centro a Roma, tre artisti dal piglio assai diverso ma incredibilmente complementare: Marco Angelini, EPVS (al secolo, Elena Panarella Vimercati Sanseverino) e Andrea Pinchi.

In un momento storico qual è quello che stiamo vivendo, in cui il mondo intero è ancora oppresso dalla pandemia e da conflitti sociali inquietanti, l’arte e la cultura rappresentano quei “generi di conforto spirituale” in grado di risollevare gli animi e di farci intravedere una nuova prospettiva, fatta di sana evasione, di resilienza e di speranza in un futuro più umano e sostenibile.

In questo senso, la mostra curata da Paola Quaquarelli e Chiara Castria fa l’effetto di una boccata d’aria e, al contempo, di un giro in ottovolante. Il visitatore si perde piacevolmente nei divertissement di luce e materia messi in scena – e trattandosi dello spazio espositivo di un teatro, questa locuzione è quanto mai appropriata – dai tre artisti, ciascuno con una propria identità ben definita e una cifra stilistica inconfondibile.

Marco Angelini espone opere di differenti cicli, spesso temporalmente sovrapponibili, che ci conducono per mano dentro al suo mondo, caratterizzato dall’interazione continua e costante, ma mai convulsa o forzata, tra il tempo, lo spazio e la materia. L’essere umano – non dimentichiamo che Angelini ha una formazione di stampo sociologico, che permea tutta la sua opera – vive e agisce all’interno di una dimensione costituita da questi tre elementi fondamentali, che lo influenzano e si influenzano a vicenda tra di loro, senza che nessuno di essi prevalga o domini sull’altro. Lo spazio viene riempito dalle forme (spesso oggetti, o parti di oggetti, che raccontano storie), definito dai colori (pochi ma intensi, decisi) e reso vivo dal tempo, che nel suo fluire incessante plasma la materia, trasformandola, e porta con sé l’esperienza della memoria, facendo sì che ogni opera sia mutevole e – appunto – fluida, come la “società liquida” dell’era moderna teorizzata da Bauman.

Lo spazio è fondamentale anche nella ricerca artistica di EPVS, tanto che il medium attraverso cui ella si esprime al meglio sono le installazioni, che hanno una loro “fisicità” ed un loro ingombro ben preciso. Questo spazio EPVS lo riempie di luce ed energia, gli elementi che più di altri interpretano la sua filosofia, secondo la quale l’arte è un processo ludico, giocoso, che ci riporta alla nostra condizione (ormai dimenticata) di fanciullezza, quando attraverso il gioco si sperimentava, si apprendeva, si indagava la realtà, ci si avventurava alla scoperta del mondo. Le sue foto su plexiglass – sfruttando i giochi di luce che il supporto trasparente proietta sulle pareti – o più ancora le grandi opere tridimensionali traslucide, fuse sempre in plexiglass, sono trasposizioni materiali di uno stato emozionale, rappresentato dai graffi di luce che catturano e ipnotizzano, fino quasi a trascendere il reale.

Con EPVS e Marco Angelini dialoga Andrea Pinchi, la cui arte – non a caso, dal momento che ci troviamo in un teatro – ha un’inclinazione spiccatamente “drammatica” nel senso etimologico del termine (da “dramma”, ossia intreccio narrativo compiuto). Nella raffinata poetica dell’artista, ogni elemento materico e la sua stessa rappresentazione plastica nello spazio sono pensati, sentiti e fortemente voluti: nulla è lasciato al caso, a cominciare dai titoli – suggestivi, a volte enigmatici – delle opere. L’esercizio ludico di Pinchi consiste nell’evocazione attraverso il segno, nel rimando “colto” a situazioni, oggetti o personaggi i quali, attraverso il filtro dell’astrazione, solleticano quanto di acquisito e sedimentato risiede nella nostra memoria o nel nostro inconscio. I materiali, siano essi poveri o di pregio, che l’artista seleziona con cura e lavora con certosina sapienza, diventano parte integrante e fondamentale della sua ricerca.

Un dialogo armonioso, dunque, quello che intercorre tra i tre artisti in esposizione, che si scompone in tre “assoli” di grande potenza espressiva.

 

Raffaella Salato

curatrice d’arte